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Andrà tutto bene ma niente sarà più come prima

izabelle-acheson per Unplash

Dobbiamo scegliere se muoverci o essere mossi perché questo è il tempo di muoversi e giocare d’anticipo sul futuro. L’alternativa è abbandonarsi all’inedia.

Nei giorni scorsi ho ricevuto la newsletter di Echos Innovation Lab una società australiana di consulenza e innovazione ed ho avuto modo di leggere la pubblicazione che hanno dedicato alle imprese in questo complesso momento. Questo post ne rappresenta la mia sintesi, dedicata a tutti coloro che fanno impresa a qualsiasi livello.

In coda al post troverete dove scaricare la versione originale (e bellissima :).

Non sprechiamo la crisi

Non perdiamo questo tempo prezioso. Questo è il tempo di fare i compiti.

Di cogliere l’occasione per sfidare verità assolute, testare il nuovo, per digitalizzare tutto ciò che può essere digitalizzato, per interrompere ciò che dovrebbe essere sospeso e per reinventare noi stessi.

Questo 2020 rappresenta un trauma significativo a livello globale: la più grande crisi dopo le guerre mondiali, una pandemia globale e diffusa, senza una data certa che indichi la parole fine.

Molti pensano ancora che la vita tornerà alla normalità nei prossimi mesi o negli anni a venire. Fortunatamente, o sfortunatamente per alcuni, la vita come la conoscevamo all’inizio del 2020 potrebbe essere finita per sempre.

Questo momento segna l’accelerazione di centinaia di tendenze o di quei deboli segnali per molti anni percepiti solo da pochi che ora stanno, forse, diventando la nuova normalità.

Il mondo che conoscevamo fino al 2020, non esiste più
Foto di Andriyko Podilnyk per Unsplash

Muoversi o essere mossi

Le aziende vivono una crisi profondissima, ma i problemi che affrontano oggi sono spesso problemi pregressi, nella maggior parte dei casi la pandemia ne ha solo amplificato le conseguenze.
Come aziende dobbiamo oggi fronteggiare il caso che:

  • la nostra value proposition non appaia più chiara
  • il nostro prodotto non soddisfi più le esigenze dei clienti
  • l’organizzazione della nostra azienda sia diventata inefficiente
  • non ci si sia ancora digitalizzati su molti processi
  • non si vedano ritorni economici dall’infrastruttura digitale
  • di faccia affidamento solo su uno o pochi flussi di entrate o su modelli di business legati esclusivamente al prodotto.

Tutti questi problemi già esistenti sono solo diventati più espliciti.
Allora che fare? Bisogna iniziare a guardare le risorse che abbiamo a disposizione.

Risolvere ciò che conta veramente

I nostri clienti e il nostro pubblico compreranno e consumeranno solo ciò che conta per loro, ovvero quello che è ancora rilevante per il loro scenario contestuale attuale.

Quindi, ciò che non funzionava, sarà ancora più ovvio per tutti: aziende, team, persone. Dobbiamo assicurarci di vederlo, identificare i segni della sfida che ci aspetta e comprendere le esigenze dei nostri utenti in modo da poterci muovere rapidamente ideando un’offerta nuova o alternativa che crei un impatto reale. Stiamo vivendo in uno scenario estremo e i bisogni delle persone sono sempre più urgenti.

Abbiamo la possibilità di affrontare temi già esistenti tenendo conto che è più facile identificare opportunità e risolvere problemi precedentemente mascherati attraverso veli di normalità.

 Un percorso verso l’ignoto

Proviamo a spiegarlo attraverso una metafora: la preparazione di una torta.
Supponiamo che dobbiamo fare la nostra prima torta, di non averne mai fatta una prima e di non essere cuochi provetti. Cosa facciamo?

Di fronte a situazioni come queste, seguiamo i passaggi tradizionali: cercare come fare una torta, seguire una ricetta, osservare, parlare con qualcuno e infine provare a creare la nostra versione di una torta.

Immaginiamo ora di vagare nell’ignoto dove siamo all’oscuro di tutte le variabili che emergeranno. Prima fra queste non conoscere cosa potrà essere quella torta. L’unico vantaggio che abbiamo qui è che sappiamo cos’è una torta, perché sicuramente ne abbiamo già mangiata una.

Durante una pandemia, tutto è sconosciuto. Compresa la torta. Dobbiamo esplorare cose nuove prima ancora di conoscere dove stiamo andando. Ci sono azioni che tutti possiamo intraprendere per iniziare a innovare, per partire da subito. Bisogna muoversi o saremo mossi da altri, non solo per sopravvivere a breve termine, ma anche per tenere il passo in un mondo in rapido cambiamento.

Echos propone 10 azioni da mettere in campo subito:

  1. Adattarsi ed evolvere
  2. Aumentiamo la sicurezza psicologica interna
  3. Combattiamo l’inerzia
  4. Esploriamo le risorse nascoste
  5. Progettiamo nuove narrazioni
  6. Testiamo un nuovo prodotto
  7. Creiamo acquisizioni e nuove partnership
  8. Collaborazione radicale
  9. Il patrimonio informativo è tutto
  10. Diventiamo organizzazioni socio-centriche.

Vediamole nel dettaglio.

10 azioni per le aziende che non stanno a guardare
foto di Christopher-Burns-per Unsplash

1. Adattarsi ed evolvere

Più che mai, in questo momento dobbiamo innovare.

Dobbiamo esplorare oltre il nostro core business e sperimentare come mai prima d’ora. Ciò non significa agire nella disperazione, ma agire con un acuto senso di urgenza.

Le organizzazioni hanno bisogno di velocità, non di fretta. Ci sono molti strumenti e molte tecnologie a disposizione. Identificare quelle più adatte ai bisogni è il primo passo.

Dunque adattiamo ciò che possiamo adattare, il più velocemente possibile e trasformiamo tutto ciò che non genera più valore per l’organizzazione.

Facciamo leva sui nostri prodotti, sulle nostre persone, sulle nostre comunicazioni, facciamo leva anche su tutto ciò che non funziona più. 
Agiamo saggiamente, ma VELOCEMENTE!

2. Aumentiamo la sicurezza psicologica interna

Vivere questa crisi non sarà un compito facile da gestire. Abbiamo bisogno dei nostri dipendenti. Assicuriamoci di capire bene lo scenario che sta emergendo all’orizzonte. Inquadriamolo come un problema di apprendimento, non come un problema di esecuzione. 

Rendiamolo esplicito, dimostriamo l’incertezza e ammettiamo il fatto che non è un terreno sconosciuto.

Amy Edmondson nel suo TED talk spiega cosa significa avere team più efficaci. Sostiene che i migliori sono quelli che comunicano, che mettono in discussione e sfidano le cose senza il timore di punizioni o umiliazioni.

Se modelliamo le nostre aziende sulla curiosità non temendo le domande e le risposte che ne verranno manterremo noi e il nostro team psicologicamente al sicuro.

3. Combattiamo l’inerzia

Il costo della pianificazione supera oggi il costo della sperimentazione.

L’innovazione è un grande catalizzatore per la crescita a lungo termine. I manager devono combattere l’inerzia, devono avere intenzioni chiare e dare direzioni definite.

Azione, movimento e avanzamento eliminano l’inerzia nei confronti del disastro, e possono essere addirittura divertenti. Il fallimento qui non esiste, dobbiamo osservare i nostri tentativi nella prospettiva di uno studente che sta imparando.

La regola empirica è semplice: muoversi o essere mossi da qualcun altro. I benefici a lungo termine trascendono i cicli economici futuri.

4. Esploriamo le risorse nascoste

La gestione dei bilanci e del flusso di cassa sono fondamentali per sopravvivere durante questa crisi. Prima di pianificare il ridimensionamento delle nostre organizzazioni esploriamo le risorse nascoste. I dipendenti devono essere parte dell’adattamento alla nuova realtà. Ci potrebbe essere bisogno di meno persone per svolgere il lavoro di ieri e alcuni dovranno migliorare le loro capacità di adattamento a nuovi modelli.

D’ora in poi, ogni ruolo deve essere rivisitato per garantire il chilometro in più e l’impatto atteso. Promuoviamo e formiamo i nostri team, trasformiamoli per generare nuovo valore rivedendo loro ruoli e compiti. Esploriamo i talenti nascosti valorizzando le persone come parte dello sforzo di trasformazione collettiva.

5. Progettiamo nuove narrazioni

La narrazione è una forma ancestrale per rappresentare e comunicare significato. Usiamo la narrazione come mezzo per organizzare le esperienze e dare loro un senso. È un approccio creativo per immaginare il futuro e garantire la motivazione all’azione. 

Dobbiamo creare tele bianche e modi di sognare nuove possibilità per i nostri dipendenti. Questo innesca una forte motivazione in tutte le persone coinvolte. Il progresso è la realizzazione di una narrazione. Non è una narrazione utopica, ma un luogo in cui l’immaginazione e la speranza sono elementi vivi e attivi.

6. Testiamo nuovi prodotti

Andiamo dove ci porta il mercato. Esploriamo e scopriamo le esigenze reali delle persone e costruiamo le nostre idee interno a questo.

Non possiamo ostacolare il mercato. Se ci concentriamo solo su soluzioni esistenti le nostre capacità di esplorare nuovi mercati viene fortemente compromessa.

Nel digitale, progettare nuove strategie e testare nuovi prodotti può essere sicuramente più semplice. Ingegnerizzare le idee di business partendo dalle nostre narrazioni future e dalla co-creazione di nuovi prodotti e servizi è il primo passo verso il futuro.

Progettiamo le nostre soluzioni verso questo minimum viable future.

7. Creiamo acquisizioni e nuove partnership

Diversifichiamo, non possiamo creare tutto. Fuori potrebbero esserci nuove soluzioni in ambiti differenti: di prodotto, di servizio, di processo, di tecnologia.

Non perdiamo tempo a controllare i dettagli: un rischio condiviso è un rischio dimezzato.

Mappiamo ed esploriamo l’ecosistema intorno a noi: acquisire una startup o una nuova tecnologia possono accelerare la risoluzione di una parte o dell’intero problema.

7. Collaborazione radicale

(Come potrei non essere d’accordo? 🙂

In tutto il mondo, il modo in cui le persone si connettono e collaborano sta subendo una trasformazione sorprendente attraverso un leitmotiv corale: apertura digitale radicale.

L’apertura radicale, al digitale ma non solo, rafforza la diversità che mette in atto per le aziende infinite possibilità di nuove connessioni.

La collaborazione si intreccia con la diversità. La diversità è radicata nell’apertura. Si innescano infinite possibilità di cambiamento attraverso l’apertura, la diversità e la collaborazione. Maggiore è il numero di connessioni che instauriamo come azienda, migliori sono le possibilità di trasformarci e viceversa. In altre parole non ci sono più confini.

9. Il patrimonio informativo è tutto

La maggioranza crede e sostiene che le persone non amano il cambiamento e tendono a resistere. Ma lo abbiamo visto con quello che stiamo vivendo: le persone sono adattabili.

Il motore per il cambiamento è l’apprendimento diffuso. Più impariamo, più si collegano i punti, più si attivano connessioni.

Il nostro patrimonio personale e quello della nostra squadra sono gli elementi di questa equazione. Apriamoci ad argomenti diversi come l’arte, le scienze sociali, la storia, il business, le tecnologie e le soluzioni creative.

Incoraggiamo l’espansione di questo bagaglio prezioso attraverso corsi, contatti con competenze ed esperienze diverse o facendo cose che non sono mai state fatte prima.

10. Diventiamo organizzazioni socio-centriche

Parte di questa nuova prospettiva si traduce nel sentirsi a proprio agio con la complessità. Cosa significa questo? Significa progettare pensando ai nostri clienti, ma anche ad un impatto più ampio del nostro prodotto o servizio. Quali sono gli altri livelli della società che circondano il nostro cliente e quali sono gli effetti del percorso di questo nuovo servizio, prodotto o processo sull’ambiente sociale?

Questo significa diventare un’organizzazione socio-centrica in grado di adottare un approccio olistico, di progettare sistemi che funzionano per tutti. Questo significa anche mostrare un senso di profonda responsabilità nei confronti delle interazioni che si mettono in atto e dell’impatto che il progetto sta generando. Insomma nei confronti del futuro di ognuno di noi.

Riferimenti

Echos Innovation Lab

The role of innovation during a pandemic Echos

Come trasformare un gruppo di sconosciuti in una squadra Amy Edmondson|TED

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