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Architettura dell’informazione e le finestre di Gaudì

Photo by Zach Rowlandson on Unsplash

L’architettura dell’informazione è moltissime cose perché è una disciplina sempre più complessa e sfaccettata.  Oggi vorrei soffermarmi su un particolare aspetto che è ricorso spesso in questi giorni in aula come nei progetti in cui sono impegnata.

L’architettura dell’informazione, secondo me, è prima di tutto armonia, sintonia tra elementi, equilibrio.

Quando progettiamo un sito, una app o qualsiasi prodotto digitale e non, disegniamo sistemi complessi che mettono insieme tante cose. Queste cose devono suonare insieme all’unisono.

Come nell’architettura tradizionale è necessario fare i conti con le richieste del cliente, i criteri di vivibilità (i bisogni e le aspettative di chi ci vivrà) e le risorse a disposizione (tempi, budget, etc.).

Ma ci sono altri aspetti da gestire e armonizzare come quelli di sfruttare in maniera armonica i materiali locali per assicurare un inserimento fluido della struttura nel contesto.

Tutto questo non toglie spazio alla creatività e all’esplorazione di nuove soluzioni a patto che esse siano immaginate sempre vivibili, coerenti tra di loro e in assonanza con l’ambiente circostante.

Nell’architettura tradizionale ho sempre pensato al lavoro di Gaudì. L’architetto catalano ci ha lasciato strutture molto originali al limite dell’estroso, che, a guardale con attenzione, sono la rappresentazione tangibile di una profonda armonia strutturale e contestuale. Ogni curva, ogni mostra, ogni balcone sono l’affermazione di un equilibrio studiato nei minimi particolari. L’esterno è una proiezione dell’interno disegnato in una visionaria continuità.

Se le finestre dei suoi palazzi fossero state meno ardite o le colonne dei balconi diverse o i suoi edifici in un’altra zona o in un’altra città l’effetto sarebbe diverso. Percepiremmo una, forse inspiegabile, distonia.

Ho spiegato questo ai miei studenti di UX al Rome University of Fine Arts mentre iniziavano a immaginare l’architettura dei loro progetti d’esame. Le mappe, i menu, i box che prendevano forma avevano come elemento comune una profonda distonia.

Photo by Tyler Hendy on Unsplash
Photo by Tyler Hendy on Unsplash

Le informazioni contenute nei menu proposti dai ragazzi, i cluster temporanei o fissi di contenuto, i blocchi informativi all’interno di una pagina  apparivano poco equilibrati e lineari: interazioni e contenuti associati in maniera casuale, informazioni con pesi diversi livellate in menu distonici.

Architetture informative piatte e architettura gerarchiche

Nella gran parte dei casi gli studenti si stanno misurando con architetture informative piatte, dove la navigazione è decretata da metadati. Le tassonomie gerarchiche, ormai in disuso, se non altro, facilitavano la vita dei neo-designer permettendo di visualizzare più facilmente il risultato finale.

Ma quando ci viene chiesto di creare pagine dinamiche all’interno delle quali i cluster di contenuto si modellano sulle scelte delle persone allora tutto cambia.
È in questo tipo di architetture la sfida dell’armonizzazione diventa più difficile.

Gli architetti devono avere come obiettivo l’equilibrio armonico 
Come architetti dell’informazione siamo chiamati a creare molteplici cluster che convivano fornendo un senso preciso al messaggio informativo e organizzare tali cluster in modo da definire un’omogeneità semantica delle pagine.

Questo è il motivo del fatto che le finestre dei palazzi di Gaudì sono un unicum con i balconi e si sposano fluidamente con il ripetersi dei piani, differenti ma perfettamente integrati nell’insieme. Così le nostre interfacce seguono il ritmo regolare e ordinato di informazioni e insiemi regolati da precisi criteri (nell’esempio il criterio è il TEMPO).

Senza equilibrio armonico le nostre architetture hanno vita breve
Senza la definizione chiara degli elementi che regolano internamente ed tra di loro i contenitori semantici, i nostri prodotti rischiano di diventare “franken-artefact”, oggetti messi insieme dalla casualità.

È dunque nella ricerca di equilibrio ed armonia tra le parti che si gioca una buona architettura dell’informazione, la fluidità, l’assenza di scalini e di cuciture nell’esperienza utente sono la conseguenza di tale assonanza.

A quel punto poco importa che stiate progettando un bunker o la Sagrada Familia….

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