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Torte, satelliti e bambini. I gradi della complessità.

L’innovazione oggi nasce e si genera in sistemi sempre più complessi. Riflettiamo sui concetti di semplicità e complessità e il ruolo dell’esperienza.

Tutto quello che abbiamo imparato sui banchi di scuola o all’università sulla gestione dei problemi risulta anacronistico di fronte alla velocità di sistemi sempre più intricati, concatenati difficili da dipanare.
Lo scenario in cui tutto il mondo è immerso in questi giorni ne è un esempio reale.

I temi su i quali siamo chiamati a lavorare oggi come designer sono inesorabilmente complessi siano essi positivi come un’innovazione sul mercato che sociale ed emergenziali come una pandemia.

Che cosa è un sistema complesso?

Un sistema complesso ha due caratteristiche base. La prima è che presenta sempre molte, molte, molte variabili in gioco. Ci sono molte persone, molte cause, molti fattori, molte regole, molti interessi. A volte così tanti che risulta difficile catalogarli. La seconda, ancora più importante, è quella dei singoli elementi in gioco che concorrono a definire la sfida da affrontare. 

In questo tipo di sfide tutte le parti del sistema interagiscono così tanto le une con le altre che la complessità aumenta esponenzialmente. E questo significa che i sistemi complessi, anche se presentano un ordine, struttura o schemi predefiniti le cause originarie sono talmente annidate che risultano non sono identificabili né sono prevedibili nel tempo.

Viviamo un momento difficile dove la relazione tra causa ed effetto non è affatto ovvia. Sussistono le concatenazioni di cause ed effetti, ma ogni causa può presentare un numero vertiginoso di effetti. Come un effetto può avere molte, moltissime cause. A complicare lo scenario dobbiamo aggiungere il fatto che tali fattori sono variabili nel tempo.

Nessun riferimento = vale tutto

Interagire con questo tipo di sistemi è difficile perché ci si avventura su terreni sconnessi e astratti. È come inoltrarsi in una giungla fittissima senza punti di riferimento. 

Quando ci si misura con le sfide sociali quali cultura e società, città, comunità, famiglie, organizzazioni la difficoltà consiste nelle variabili in gioco.  Quelle umane sono inevitabilmente più complesse di quelle dei sistemi naturali. Perché pur presentando le stesse proprietà dei sistemi naturali quelli sociali sono ecosistemi che tutti noi contribuiamo a dare senso. 

Il primo passo per affrontare questo tipo di problemi consiste proprio nella loro identificazione, nel definirle sfide complesse. Brenda Zimmerman spiega come esistono differenti tipologie di problemi da affrontare facendo il confronto tra semplice e complicato e complesso. 

Semplice

Semplice, dice Brenda che è come cuocere una torta. Possiamo seguire una ricetta. Ogni volta è probabile che si raggiunga lo stesso risultato. Presenta un numero contesto di elementi, variabili e strumenti da utilizzare.

Semplice come fare una torta

Si può imparare a farla abbastanza rapidamente e non bisogna avere una lunga esperienza. Senza essere Iginio Massari, siamo in grado di replicare una torta decente, dignitosa. In questo caso l’esperienza aiuta ma non è indispensabile.

Complicato

Complicato significa “meno semplice“. Complicato è lanciare un satellite. Ovviamente molto più difficile della cottura di una torta. Ma se lo si guarda, attentamente si intravede ancora una ricetta. Una serie dettagliata di istruzioni su come costruire quel satellite e metterlo in orbita.

Complicato come lanciare un satellite

Ora questo set di istruzioni potrebbe occupare molti scaffali, molti volumi o molti dischi rigidi. Ma saranno sempre istruzioni,  che, una volta che comprese e assimilate, il che potrebbe richiedere anni o decenni, ci permetteranno si ripetere le azioni. Riuscendo ad acquisire stesso materiale e stesse risorse attraverso, le istruzioni diventiamo operativi.
Possiamo agire, fare e rifare ancora: è un sistema relativamente riproducibile dove l’esperienza è necessaria.

Complesso

Complesso è qualitativamente diverso dai primi due. Complesso è educare un bambino. Solo apparentemente più facile, perché ci sono molte persone che lo fanno, molte di più di quelle che lanciano satelliti nello spazio. 

Ma qui non c’è nessuna ricetta. Ogni bambino e la risposta al modello educativo di ogni bambino è diversa e unica. 

Complesso come educare un bambino.

Si può educare un bambino o due bambini o tre bambini davvero bene. E poi la quarta volta, le cose potrebbero essere diverse. Potrebbero non andare come per gli altri.

Si possono ascoltare consigli, leggere libri, si può usare il buonsenso, ma il risultato non sarà mai prevedibile al cento per cento.  Ciò che ha funzionato ieri non funzionerà necessariamente oggi.

Quanto c’è di riproducibile nel fare una torta, lanciare un satellite o educare un bambino? C’è una scala che va dal “molto riproducibile” ad “impossibile da riprodurre”. 

Imparare a governare l’imprevedibilità

Nei problemi semplici  l’esperienza acquisita funziona ed è utile. In quelli complicati sono le competenze ad avere un ruolo fondamentale. Nei problemi complessi, la competenza può essere utile, ma non è l’elemento dirimente. Può aiutare, ma non può guidare le scelte.

Un bambino fa parte di un sistema molto più grande. Educarlo significa pensare olisticamente, considerare tutti i fattori in relazione con il bambino: il tempo, la famiglia, la scuola, gli affetti, le capacità, la comunità, la cultura, le istituzioni. 

Si tratta di lavorare su esperienze complesse nelle quali l’oggetto è immerso. Complesso significa affrontare il piano di intervento nazionale rispetto ad una epidemia. Infinite variabili, infinite interconnessioni, infiniti elementi in gioco. Tutto importante, niente può essere lasciato indietro.

Affrontare solo alcune delle molte variabili in gioco significa perdere di vista la molteplicità del problema: l’unico modo per affrontare questo tipo di problema è imparare a governare l’imprevedibilità, abbandonare gli approcci tradizionali per considerare il fatto che non possiamo affrontare i temi complessi se non lavorandoci dall’interno.

Nel prossimo post vedremo quali sono gli approcci e i metodi che ci aiutano ad immergerci nella complessità e riuscendo a vedere oltre il caos.

Riferimenti

Getting to Maybe: How the World Is Changed  Frances Westley, Brenda Zimmerman, e al.

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