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La collaborazione radicale si fa manifesto

Photo by rafael-idrovo-espinoza per Unplash

Di manifesti ce ne sono tanti in giro, da ogni dove ne spuntano con l’immancabile elenco di intenti e dichiarazioni. Dal Manifesto di Karl Marx al Manifesto Futurista molta acqua è passata sotto i ponti, ma struttura e intenzioni restano quelli.

Oggi ve ne racconto uno in cui sono incappata per caso (ma forse nulla capita a caso 😊): il Manifesto della Radical Collaboration redatto da Colab.

Seppur un pizzico nebuloso nella paternità e nelle origini il Manifesto della collaborazione radicale esprime bene quello che c’è nell’aria da un po’ e che mi coinvolge in prima persona.

Il gruppo fondatore di Colab racconta cosa ha imparato dall’esperienza di animazione di persone e territori sul tema della collaborazione nei più svariati progetti.

Ci sono sempre più persone che non sono contente del modo in cui le cose vengono fatte. Persone che vogliono più libertà di fare le cose diversamente, che vogliono avere uno scopo in quello che fanno, che hanno bisogno di sentire di avere delle possibilità, che vogliono fare le cose alle loro condizioni, persone che vogliono innescare un impatto reale.

Per raggiungere questi obiettivi, spesso iniziamo agendo da soli: diventiamo capi di noi stessi, facciamo i freelance, avviamo un’impresa per conquistare il mondo o scappare dalla civiltà e vivere in qualche angolo dimenticato della terra. Ma a un certo punto tutti capiamo che da soli abbiamo dei limiti e se vogliamo davvero fare la differenza dobbiamo collaborare con gli altri.

Dobbiamo trovare modi migliori per fare le cose insieme.

Come possiamo imparare gli uni con gli altri e condividere queste esperienze in un modo che chiunque possa contribuire? Come possiamo coinvolgere tutti e far sentire che il loro contributo vale? Come possiamo affrontare modi diversi di fare le cose e accettare la differenza come strumento potente per l’innovazione e la crescita? Come possiamo massimizzare il valore di qualsiasi contributo?

Il gruppo Colab è partito da queste domande-sfida per giungere ad alcune riflessioni più profonde generate dalle attività di condivisione e di diffusione del messaggio collaborativo.
Questo è quanto dichiarano di aver appreso:

Più condividiamo, più siamo aperti, più trasparenti e più persone contribuiranno.

• Le persone hanno voglia di misurare che ciò che fanno è importante.

• La collaborazione può essere travolgente e per essere in grado di gestirla dobbiamo diventarne maestri.

• Per far sì che le persone continuino ad aderire dobbiamo essere onesti (equità, condivisione), comunicare bene (apertura, trasparenza, leadership) e assicurarci che le cose accadano (tecnologia, processo, produttività).

• La molteplicità è determinante e se vogliamo davvero trarne vantaggio invece di omologare, dobbiamo trovare modi per lavorare con la diversità.

Niente è nuovo. Stiamo solo (ri)imparando a farlo di nuovo. Ma questa volta lo stiamo portando ad un nuovo livello superiore con un piccolo aiuto da parte della tecnologia e dell’accesso alle informazioni.

• Collaborare non è sempre facile ed è un processo di apprendimento continuo e in salita. Le persone crescono, imparano ed evolvono con ritmi diversi ed è questo che rende fantastica l’esperienza.

Si può fare. Ci vorrà tempo e lavoro, ma poi è molto gratificante. Restituisce.

• Alla fine quello a cui tutti aneliamo è un modo più significativo e gratificante di affrontare la vita, e di tutto ciò di cui facciamo parte.

Colab è un’iniziativa in stallo (peccato), ma questo non pregiudica il messaggio per chi fa del design collaborativo il proprio impegno professionale.
Al grido “collaborativo è meglio” trovate il movimento Colab qua:
www.colab.at.

Allora ecco il loro Manifesto della Radical Collaboration.


Tutti noi siamo più intelligenti di tutti noi

Permettiamo a chiunque di contribuire. Dobbiamo essere coscienti che abbiamo bisogno sempre di più porte aperte per consentire agli altri di partecipare.

Apertura incondizionata

Dobbiamo accettare la vulnerabilità e mostrare il processo intrapreso. Questo ci permetterà di ottenere il contributo giusto al momento giusto. Più condivideremo più otterremo.

La collaborazione radicale inizia con la condivisione

Costruiamo sulle idee degli altri. Lasciamo che gli altri siano parte della nostra visione e delle nostre idee. La condivisione crea impegno, l’impegno la responsabilità. Essere parte di qualcosa è uno dei sentimenti più gratificanti che ci siano.

Costruiamo nuove comunità

Chiediamo aiuto. Non aspettiamo che gli altri lo sappiano, anzi, supponiamo che non siamo esperti. Dobbiamo comunicare bene e spesso quello che stiamo facendo. Ma lasciamo anche spazio alle sorprese abbracciando fiduciosi la serendipità.

Fidiamoci del processo

Impariamo facendo. Facciamo errori senza paura, accettando il fallimento come parte del processo. Sperimentiamo e ricominciamo. Improvvisiamo e scopriamo nuove direzioni. Costruiamo modi migliori di fare le cose invece di dire alle persone cosa fare.

Il metodo è rispetto

Impegniamoci a rendere semplici i modi di passare continuamente ad idee più grandi e migliori. Guadagniamo il ​​diritto ad esprimere le nostre opinioni e quello di prendere decisioni. Mettiamo in condizioni tutti di prendere decisioni. Impegniamoci a prendere l’iniziativa e dare il buon esempio.

Genio e successo sono una mera coincidenza

La collaborazione radicale riguarda le persone comuni che lavorano insieme per realizzare cose straordinarie. Tutti possediamo le caratteristiche, le esperienze e le conoscenze da mettere al servizio.

Aggiorniamoci e abbracciamo la molteplicità

Solo quando giochiamo bene insieme possiamo far accadere grandi cose. (Re)impariamo l’empatia e il senso di responsabilità come valori primari per ottenere il massimo dai team, famiglie e comunità. Accogliamo gli introversi e gli estroversi, gli scettici e gli ottimisti, i pensatori, gli imprenditori, i produttori, i leader. Persone che la pensano diversamente da noi. Accettiamo la differenza e lasciamo che partecipino. La magia accadrà.

Incoraggiamo le idee senza limiti

Esploriamo nuove tecnologie, nuovi strumenti, nuovi modi di fare le cose. Facciamo domande. Iniziamo dai perché. Stiamo in piedi per uno scopo. Trasformiamoci in attivisti che danno vita ad un impatto positivo. Inspiriamo le nostre azioni attraverso una causa. Le persone prima di tutto. Con il pianeta bene in mente. Comportiamoci bene. Il buon business fa bene al business. Impegniamoci e osiamo, sempre.

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Post scriptum

La sensazione è che Colab si sia fermato, ma se qualcuno fosse interessato a riprendere in mano il progetto potrebbe essere un bel segnale.

Insieme a Luisa (www.luisacarrada.it) la sfida abbiamo deciso di viverla in prima persona. Quest’estate niente ombrelloni e tintarella, ma molta radical collaboration che metteremo in pratica in una scuola estiva di innovazione sociale (www.lurt.it). Sarà la molteplicità di viste, le esperienze e le visioni diverse che guideranno e daranno il ritmo ai progetti che realizzeremo. Non sappiamo cosa succederà, ma vi promettiamo di raccontarvelo al ritorno.
Al grido di “Radical Collaboration!” stiamo lavorando alacremente per qualcosa di davvero irripetibile.

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