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Questo è un paese per vecchi

Città age friendly e ruolo del design

Il post affronta un tema sempre più urgente l’invecchiamento della popolazione e la progettazione per ambienti urbani age friendly. Il design può aiutare ad una visione più ampia e integrata del problema attraverso il principio del better life design.

La riflessione, come spesso mi accade, nasce da una lettura estiva e da un’osservazione etnografica urbana.
La lettura è stata Design for better life che affronta il tema della qualità della vita degli anziani nei contesti urbani.
L’osservazione etnografica sono due episodi solo apparentemente banali.

Episodio 1. Il medico di base di mia madre è andato in pensione. È arrivata una giovane dottoressa che, per ottimizzare le visite e difendere i pazienti dal Covid, ha deciso di digitalizzare gran parte dei suoi compiti. Mia madre è una vivace ottagenuaria, mediamente digitalizzata – interagisce sicura con il suo homebanking e nel pagamento delle bollette online – che però è andata in crisi nell’interazione con il tema sanitario. “A noi anziani ci sono cose che non si possono chiedere” mi ha detto avvilita.

Espisodio 2. Sempre mia mamma, con grande rammarico, ha deciso di rinunciare alla guida della sua auto. Roma, si sa, è una città difficile per la mobilità. I mezzi pubblici sono un’opzione poco praticabile per un anziano e con il Covid la situazione si è ulteriormente aggravata. Mia mamma oggi per gli spostamenti dipende dai taxi e dai familiari, eppure le strade di Roma sono piene di audaci over 70 che guidano per necessità. Molto spesso gli anziani al volante, causa riflessi meno pronti, rappresentano un pericolo per se stessi e per gli altri.

Le città e l’active ageing

L’Organisation for economic co-operation and development ha calcolato che nel 2050 gli over 65 saranno il 25,1% della popolazione globale. L’ambiente urbano è il luogo che identifica meglio e più a fondo alcuni cambiamenti già da tempo in atto rispetto al cambiamento demografico.

È nel coacervo urbano che si mostrano più evidenti nuove fasce di età difficili da stigmatizzare. Gli anziani non sono tutti uguali, hanno comportamenti, aspettative e bisogni diversi. Un esempio su tutti: come nel caso di mia mamma molti over settanta utilizzano la tecnologia e hanno voglia di imparare e tenersi al passo, affermare che le persone anziane non siano tecnologicamente motivate sarebbe un errore.

Molto spesso i governi e le realtà locali perdono di vista la complessità della persona sopperendo o concentrandosi solo su alcuni aspetti della vita delle persone più grandi nelle città.

La tecnologia è uno degli aspetti che espone al rischio di esclusione l’anziano, ma ve ne sono altri da non sottovalutare. L’Active Ageing, termine coniato to da Philips Center for Health & Well-being, prevede 8 differenti punti che toccano gli spazi esterni, quelli abitativi, i trasporti la partecipazione civica e l’occupazione, il rispetto sociale e l’inclusione, la partecipazione sociale, la comunicazione, il supporto da parte della comunità e i servizi sanitari.

8 fattori che identificano un ambiente age friendly

L’allungamento delle aspettative di vita e la gestione delle malattie croniche ha spesso puntato i riflettori primariamente sulla sanità intervenendo sul risultato e poco sull’accompagnamento al cambiamento dello stato di vita. In realtà è solo attraverso l’azione combinata degli 8 punti di cui sopra che è possibile alzare il livello di vita dei cittadini senior e di parlare di better life design.

Il vivere collettivo che offrono le città rappresenta un fattore positivo per mettere in pratica tutte le azioni a favore dell’anziano. L’integrazione inter-generazionale apre a innumerevoli possibilità di miglioramento dei livelli di vita. l’anziano non deve essere emarginato: le città-pensionato come Sun City in Arizona o The Village in Florida sono esperimenti discutibili.

Le persone anziane devono vivere all’interno della comunità e sentirsi parte di essa. In Europa iniziano a prendere piede progetti che vengono incontro ai bisogni dell’anziano di compagnia, attività, mobilità, informazione, partecipazione, rispetto e inclusione sociale.

Abitare age friendly

Gli interventi sulle strutture abitative sono spesso i primi messi in atto nei confronti delle popolazioni anziane urbane.

Progetti di cohousing destinati ad anziani soli iniziano ad essere diffusi in molte città europee. Dalle costruzioni intelligenti e prive di barriere si sta passando ad esperienze più ampie in grado di offrire alle persone, non solo la risposta alla solitudine, ma anche la possibilità di vivere in spazi comuni intelligenti e adatti a tutti i possibili stadi dell’anziano. Controlli remoti di luci e calore, smart toilet in grado di assicurare pulizia e igiene, sistemi di monitoraggio a distanza in grado di valutare la persona attraverso differenti parametri (es. camminata, svenimento, analisi delle urine, etc.). 
Le esperienze di cohousing avanzati come quelli di Kotisatama (Helsinki) o di Ørestad (Copenhagen) iniziano ad essere realtà possibili.

Il cohousing offre spazi comuni per aumentare la socialità e le attività comuni

Il progetto Humanitas danese ha affrontato il problema abitativo degli anziani soli mettendolo in connessione con il bisogno di alloggi a basso costo degli studenti universitari.

Humanitas è un progetto cerca soluzioni a differenti problemi urbani legati ai cicli di vita.

The Good Kitchen a Holstebro, sempre in Danimarca, è un progetto che coinvolge gli anziani, ma non solo, nella scelta e nella consegna del pasto domiciliare. Oltretutto un esempio interessante di progettazione partecipativa all’insegna del design thinking.

Good Kitchen ha trasformato un servizio di mensa sociale in un servizio di ristorazione a domicilio al pari dei privati food delivery

Questi progetti, come quelli realizzati a The Hague e a Cracovia da Who, un consorzio europeo a favore delle age friendly cities, ribadiscono la necessità di lavorare in parallelo su fronti differenti. Delineano un nuovo profilo di over settanta che richiede azioni parallele, integrate e profondamente immerse nei contesti urbani di riferimento, anch’essi in trasformazione.

Muoversi age friendly

Anche in questo ambito sono stati fatti molti passi avanti. Una città per anziani contempla un accesso facilitato al trasporto pubblico, ma anche autisti di autobus preparati all’interazione con una popolazione avanti con l’età come a Bilbao. Le persone anziane debbono potersi muovere agevolmente negli spazi cittadini ecco allora che devono essere previsti spazi dove attraversare in sicurezza (la app olandese Slow Lane fa questo), devono avere accesso facilmente a toilet e posti dove fermarsi a riposare (il progetto britannico Take a seat coinvolgeva gli esercizi commerciali nell’offrire spazi di seduta con lo sticker We are age friendly).

MIT Agelab è una agenzia che si occupa di progettare prodotti e strumenti per la terza età. Questa la tuta che indossano per simularele attività limitate dell’anziano

A Londra attraverso un progetto di biciclette adaptive (Wheels for Wellbeing) sono stati coinvolti molti anziani nell’utilizzo di mezzi alternativi che incrementassero mobilità e movimento.

I progetti urbani dedicati a questa fascia di età sono molti, ma restano isole felici, appannaggio di paesi industrializzati, che sovente non riescono a trasformarli in una visione più integrata e prospettica.

Dai progetti alle città

La città di Kashiwa a 30 km da Tokyo ha intrapreso un percorso di trasformazione urbana in funzione dei cittadini anziani: abbattimento di barriere, luoghi di socializzazione, di condivisione dei pasti, spazi di incontro e di occupazione (serre e coltivazioni idroponiche a disposizione dei cittadini), terrazze e superfici accessibili da qualsiasi tipo di difficoltà motoria.

Il progetto di riconversione urbana è stato condotto dal Tokyo Institute of Gerontology commissionato dal Governo. Questo è un altro aspetto necessario a tale trasformazione: la volontà politica. In Italia quello che oggi è troppo spesso delegato all’associazionismo, al volontariato e al terzo settore dovrebbe essere un piano programmatico del nostro paese. Come in Giappone, il numero di anziani sta superando il numero di nuovi nati un paese che invecchia ha bisogno di nuovi assetti sociali, primariamente negli ambienti urbani.

Il caso di Hong Kong

Hong Kong è su quella strada: “Help build Hong Kong into an age friendly city project” è un progetto che ha iniziato a ripensare il panorama urbano iniziando dal rivedere la percezione dell’anziano:

Per comprendere il concetto di “a misura di anziano” bisogna prima comprendere come l’anziano viene visto e viene collocato nel contesto. A Hong Kong, le persone pensano agli anziani prevalentemente come inutili, dipendenti, malati, costretti a letto, bisognosi di cure al 100% e un peso per la società “, dice la professoressa Woo, presidentessa del Dipartimento di medicina e terapia della Chinese University. “Stiamo dicendo: no, ci sono molte persone anziane che sono davvero necessarie. Hong Kong a misura di anziano si traduce in un maggior numero di persone necessarie anche nell’avanzare dell’età. “

Ad Hong Kong anche l’affitto delle case è stato ripensato per la popolazione avanti negli anni

A metà del 2001, l’età media della popolazione di Hong Kong era di 37,2 anni; a metà 2014 era 43,7. Nel 2041, si prevede che salirà a 51,8, con una percentuale di anziani (65 anni e oltre) che salirà dal 15% circa al 32%.

La nostra città è progettata in modo da soddisfare le esigenze delle persone anziane?” continua la professoressa Woo. “Un invecchiamento sano è molto più che la semplice prevenzione delle malattie. Riguarda l’ambiente fisico come quello sociale “.

In realtà la professoressa ci dice una cosa molto semplice: le motivazioni per agire, e anche in maniera urgente, sono evidenti: la popolazione sta invecchiando, tutti prima o poi ci troveremo in quella fase della vita, pensare a migliorare le condizioni di vita delle persone anziane è prima un dovere morale, ma poi una necessità sociale. Un anziano sereno e con livelli di vita migliori si traduce in minori costi per lo stato e maggiore valore per tutta la comunità.

Il design for a better life

L’invecchiamento globale della popolazione urbana richiede che nelle nostre città vengano implementati approcci più favorevoli agli anziani. È una sfida prepararsi a questi sviluppi in modo tale che le attuali generazioni e quelle future possano beneficiare di strategie favorevoli agli over settanta. Ciò richiede che tutti i partner pubblici e privati ​​collaborino insieme: dalla riprogettazione dello spazio pubblico, ai servizi sanitari e assistenziali, a nuovi modi di comunicare, di coinvolgere fino alle tecnologie più adatte.

Per realizzare città realmente a misura di anziano, le iniziative dovrebbero essere oggetto di un ciclo continuo di valutazione e convalida degli 8 ambiti age friendly con il coinvolgimento attivo degli interessati tramite la raccolta di bisogni ed esperienze.

Nella progettazione di un ambiente age friendly il design fornisce una visione integrata e multilivello

Ancora oggi risulta molto difficile progettare coprendo tutti gli 8 ambiti in maniera uniforme attraverso progetti, programmi, azioni e iniziative. Questa funzione di interconnessione tra i differenti ambiti può essere facilitata da design. Attraverso l’azione dei designer e del design thinking l’immersione nel contesto, l’individuazione di insight trasversali, l’ideazione di soluzioni innovative possono fornire un impulso fondamentale alla trasformazione dei contesti urbani.

La possibilità di comprendere a fondo il vissuto degli anziani riprogettando insieme a loro spazi e modi del vivere comune mette in condizione le città di adattarsi al futuro di popolazioni sempre più anziane, ma non per questo meno utili e attive.

Il design è in grado insieme a tutti i differenti professionisti specializzati (architetti, medici, psicologi, etc.) di gestire la complessità della sfida e i differenti interessi. È necessario giocare su più campi in parallelo e la funzione del design di individuare i bisogni reali delle persone offre questa opportunità. Tanto che oggi esistono agenzie di design come Mit Agelab dedicate esclusivamente alla progettazione per la terza età.

La vita attiva in età avanzata è una delle sfide sociali che governi non possono ignorare, il cambiamento demografico è in atto da tempo e il design attraverso le sue capacità di problem setting e di generazione di interazioni multi contestuali offre l’opportunità di migliorare la vita delle persone restituendo valore e identità alle comunità. Tutto questo si traduce in un obiettivo molto semplice: progettare per una vita migliore di tutti.

Riferimenti

Progetti

Intergenerational Housing: The Case of Humanitas
Care homes: The new way to get old
Older women cohousing
Bilbao ageing friendly city
Wheels for Wellbeing
Smart Kalasatama
Kotisatama: housing community for elderly people
The Good Kitchen

 Articoli e report

Housing our ageing population panel for innovation (Happi)
How to redesign Hong Kong for its growing elderly population
The Challenges of Urban Ageing: Making Cities Age-Friendly in Europe
What would an age-friendly city look like?
How To Design for Senior Citizens
The New Promise of Longevity: A Report on the “Aging Well” Framework of the Philips Think Tank on Aging Well

Libri

Design for better lifeAge-friendly Housing
Age-Friendly Cities and Communities: a global perspective
The Senior Cohousing Handbook: A Community Approach to Independent Living

Agenzie e centri specializzati

MIT Agelab
Center for better ageing
Philips Center for Health & Well-being

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