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Scarpe tacco 12 e mitici bibliotecari indiani

Tacchi 12 e Ranganathan

Se oggi troviamo facilmente online le nostre scarpe ideali, se identifichiamo velocemente il volo aereo per le nostre vacanze o la casa dei nostri sogni allora dobbiamo dire grazie ad un oscuro bibliotecario indiano.

Ho ripreso in mano la mia tesi in biblioteconomia per registrarne la sua ancora sorprendente attualità. La tesi affrontava una panoramica sul sistema bibliotecario indiano con uno spazio importante dedicato a Shiyali Ramamrita Ranganathan e alla sua Colon Classification.

Per chi non fosse del settore questo famoso e ruvido bibliotecario indiano ha cambiato i metodi di classificazione dei libri nelle biblioteche, ma ancora di più i modi in cui oggi tutti troviamo i prodotti da acquistare online.

La Dewey Classification e i suoi limiti

I sistemi bibliotecari nel secolo scorso soprattutto nei paesi anglosassoni si sono concentrati nell’ideare sistemi logici che permettessero alle persone di trovare i libri posizionati sugli scaffali in maniera autonoma. La sequenza logica alfa numerica mette ancora oggi chiunque in grado di recuperare il testo necessario e magari individuarne di nuovi.

Tutto questo avveniva grazie ad un brillante bibliotecario Melvil Dewey che nel 1873 dava vita al suo sistema decimale di classificazione la Dewey Decimal Classification (DDC).
La classificazione Dewey partiva da un presupposto molto semplice: le persone dovevano essere libere di muoversi, libere di esplorare la conoscenza con l’obiettivo di facilitare il raggiungimento dell’informazione sollecitando e generando nuovi bisogni informativi.

Un’idea dell’informazione visionaria e democratica ma che presentava dei limiti rappresentati dalla concretezza dell’oggetto-libro: il libro infatti pur trattando vari argomenti o presentare diversi punti di vista poteva avere solo un’unica collocazione fisica.

Dove avreste cercato un libro sugli effetti del clima sulle specie animali della Siberia nord occidentali? Animali? Estinzione? Clima? Specie protette?

Shiyali Ramamrita Ranganathan, un bibliotecario dell’India del Sud dedicò la sua vita a permettere di trovare i libri sui palchetti aperti in maniera semplice, logica superando gli ostacoli dei punti di vista dei lettori all’interno dello spazio-biblioteca.

Shiyali Ranganathan

 

“Trovai lo schema numerale della DDC carente soprattutto per le classi coestensive. Questo era poi ancora peggiore nella materia “storia”. Non riuscivo a capire cosa non funzionasse e non ero ancora in grado di capire che la soluzione era in una classificazione a faccette. Ma qualcosa mi ossessionava. Poi, ad un tratto, vidi da Selfridges a Londra un meccano. Mi fornì la soluzione, mi fece capire che le classi numerali di un soggetto avrebbero dovuto essere assemblate in numeri di faccetta, ognuno con la sua scheda distintiva, come un giocattolo in cui possono essere assemblate in maniera diversa un gran numero di parti. Scelsi i due punti come elemento di connessione delle singole faccette. Questo poi mi fece comprendere che ogni materia deve essere analizzata nelle sue parti prima di costruire il numero della classe.” [1]

Nasceva la Colon classification (CC): Ranganthan aveva compreso i limiti generali della Dewey che divenivano ancora più angusti quando si usciva dalle materie della tradizione occidentale. Sentiva la necessità di una soluzione diversa e questa venne con la Colon classification. [2]

La novità della CC nasceva dall’immaginare la stringa o catena non più come un gioco di scatole cinesi, dal maggiore al minore (animali > mammiferi > felini > tigre), ma come una combinazione infinita di singoli pezzi dello stesso rilievo come nel Lego. All’interno della stringa ogni singolo descrittore viene posto sullo stesso piano in modo tale che la prima voce della stringa rappresenti  solo uno dei modi possibili di analisi.

I piani della Colon Classification

La Colon classification presenta due piani separati attraverso i quali il soggetto viene analizzato, scisso e sintetizzato: quello verbale e quello notazionale. Il piano verbale permette un’analisi del soggetto attraverso la sua scomposizione in categorie: ogni fenomeno, ogni realtà, ogni modo dell’essere può essere rapportato a cinque categorie fondamentali che permettono di individuarne l’essenza. Le categorie fondamentali conosciute anche come PMEST sono 5 :

  • Personalità
  • Materia
  • Energia
  • Spazio
  • Tempo.

Esse possono essere immaginate come dei binari sui quali l’oggetto viene scomposto e attraverso i quali è possibile individuare la singola manifestazione ovvero la faccetta. Le faccette sono dunque le molteplici espressioni della realtà, dei modi di essere individuati dalle categorie che a loro volta possono essere espresse da concetti elementari, gli isolati, contenuti in quella certa area concettuale individuata dalla faccetta. Come nell’esempio sottostante.

Storia delle religioni (categoria)
Storia del cristianesimo (faccetta)
Patristica (isolato)

Veniamo all’analisi delle cinque categorie.

Le categorie

PERSONALITÀ

 è la più complessa perché la più filosofica: lo stesso Ranganathan aveva trovato complesso definirla [3]; si può azzardare che con essa si intende identificare l’essenza stessa dell’oggetto in questione, quel tipo di connotazione senza la quale quel fenomeno non sarebbe più tale. Il Classification Research Group (CRG) che ancora oggi continua ad approfondire la ricerca inaugurata da Ranganathan ha preferito usare il termine entità al posto di personalità. In un testo sul trattamento in medicina dei polmoni affetti da tubercolosi con i raggi X, alla categoria personalità corrisponderà il concetto di polmoni:

Medicina — polmoni — tubercolosi — trattamento — raggi X
Polmoni = personalità

MATERIA

Rappresenta, più che le altre categorie, le manifestazioni dell’oggetto nel reale; il CRG ha preferito usare il termine proprietà ovvero le caratteristiche contingenti che quel fenomeno possiede. Nell’analisi del soggetto essa può assumere varie caratteristiche a seconda del ruolo che riveste nella stringa: matter material, matter property o matter method. Questi che rappresentano gli aspetti materiali della materia, le proprietà o i mezzi possono coesistere in un’unica stringa. Sulla base dell’esempio precedente:

Medicina — polmoni — tubercolosi — trattamento — raggi X
Tubercolosi = materia/proprietà
Raggi X = materia/metodo

ENERGIA

O attività secondo il CRG, rappresenta l’azione che quel certo soggetto con quelle date caratteristiche compie. Secondo lo stesso Ranganathan le difficoltà di focalizzazione che questa categoria presenta potevano essere ovviate attraverso l’esperienza classificatoria: componendo ogni frase del linguaggio naturale era possibile individuare volta per volta il concetto di energia.

Medicina — polmoni — tubercolosi — trattamento — raggi X
Trattamento = energia

Infine abbiamo le categorie di SPAZIO e TEMPO che sono le meno difficili da definire:

>Medicina — polmoni — tubercolosi — trattamento — raggi X — India — 1950
India = spazio
1950 = tempo

Una volta individuate le categorie del soggetto le singole faccette vengono messe in relazione tra di loro attraverso segni d’interpunzione che rimangono anche nella sequenza numerica:

P = , (virgola)
M = ; (punto e virgola)
E = : (due punti)
S = . (punto)
T = . (punto)** In seguito nel 1959 venne sostituito dall’apostrofo.
Altri segni speciali sono per argomenti in relazione biunivoca.

Sulla base del precedente esempio avremo la seguente stringa:

   Medicina , polmoni : tubercolosi : trattamento ; raggi X : ricerca ‘ India nel 1950

La scomposizione in faccette e le loro relazioni permettono nella Colon un tipo di indicizzazione molto specifica, con la possibilità di mettere più termini in relazione biunivoca:

Classificazione dei libri di medicina (2;51) Classificazione dei libri di medicina secondo la Colon (2;51 N3)

Vocali chiuse nella lingua inglese (P,111,11)

Storia dell’India fino al 1894 (V,2;1’M94)

Storia dell’India dal 1894 al 1894 (V,2;1’M92<-94)

Religione e filosofia antica (Q & R*Z).

Una volta individuate le faccette e gli isolati, il soggetto analizzato viene sintetizzato numericamente. Il piano notazionale della Colon prevede numerose tavole indicate da lettere maiuscole e minuscole e da numeri. Si scompone la stringa individuando i settori di interesse: per “tubercolosi” si vede la faccetta “medicina”. Ecco dunque che il soggetto presenta il seguente risultato:

medicina – polmoni –  tubercolosi –  trattamento – raggi X – India –  1950
faccetta base personalità proprietà materia energia materia metodo spazio tempo
L , 45 ; 421 : 6 ; 253 . f ' N5

Il procedimento di classificazione della Colon può essere sintetizzato nello schema seguente:

  • 1: Piano verbale
    • Categorie (PMEST)
    • Faccette
    • Isolati
  • 2: Analisi e sintesi
  • 3: Piano notazionale
    • Sequenza alfanumerica

Il contributo di Ranganathan nel campo della scienza della classificazione può essere sintetizzato attraverso gli elementi fondamentali che caratterizzano l’impianto della Colon:

  • il disegno, lo sviluppo e l’applicazione di una classificazione analitico-sintetica
  • la preoccupazione di far operare i bibliotecari in totale autonomia nei confronti dell’oggetto e dell’approccio
  • lo sviluppo di una guida per la classificazione delle materie che prevede 5 elementi principali, 15 postulati, 21 canoni e 20 principi
  • la partizione del lavoro di classificazione in tre piani: quello dell’idea, quello della parola (piano verbale) e quello della notazione (piano notazionale) specificando dipendenza ed interdipendenza fra di essi
  • lo sviluppo dell’idea di categoria, faccetta, isolato, ordine e catena
  • lo sviluppo di un sistema notazionale molto versatile composto da elementi quali il numero del soggetto (substantive digits), il numero degli indicatori (indicator digits), gli empty digits, gli emptying digits e gli empty-emptying digits
  • lo stabilire una struttura per lo sviluppo della teoria e della pratica della classificazione.

Sistemi di indicizzazione

Oggi la Colon è caduta in quasi totale disuso, eppure ha generato sistemi di indicizzazione complessi e diffusi come PRECIS e POPSI. Questi sono sistemi di indicizzazione pre-coordinati che sfruttano il linguaggio naturale (o naturalezza linguistica secondo Diego Maltese) e prevedono l’uso di elaboratori, e vale la pena ricordalo,  Ranganathan fu un convinto sostenitore dei primi tabulatori elettronici.

Anche se la Colon non è applicata i sistemi che ne seguono la logica: tutti i sistemi di classificazione dei  prodotti negli e commerce sono l’eredità più evidente del lavoro e dell’impegno di S. R. Ranganathan.

Malgrado sia stata accolta dagli esperti di tutto il mondo in maniera entusiasta, la Colon classification è stata poi abbandonata ovunque in favore della Dewey. Le indubbie difficoltà di applicazione potevano in qualche modo essere ovviate qualora il sistema si fosse rivelato rivoluzionario, come si era preannunciato [4]. Rispetto alla Dewey, la Colon prevedeva uno schema facilmente memorizzabile e lo prova il fatto che quando il direttore dell’Università di Delhi, S. Dasgupta, sperimentò la facilità di ricerca con alcuni studenti mettendo a confronto le due classificazioni, quella indiana vinse di gran lunga.

Il superamento della Dewey e la filosofia indiana

La CC, a detta dello stesso Ranganathan, nasceva dall’esigenza di ampliare la Dewey [5]: perché invece non si concentrò sul rivisitare e ampliare la classificazione americana? [6] È possibile azzardare una ipotesi che, varcati i limiti della scienza biblioteconomica, scava nelle radici stesse della conoscenza filosofica e nei mezzi universali di indagine cognitiva.

La CC in realtà non nasce casualmente: in essa sono contenuti molti elementi della tradizione jainista. Il pensiero di Ranganathan fu profondamente influenzato da molti elementi della tradizione filosofica indiana: il sistema classificatorio del reale, la tendenza alla ripartizione ed alla elencazione di ogni singolo aspetto del reale sembrano aver influenzato in maniera decisiva la speculazione di Ranganathan.

La filosofia indiana ha testimoniato fin dalle origini una forte inclinazione all’attività classificatoria un po’ in tutti i settori dello scibile, sviluppando scuole di speculazione logica, dialettica e matematica di altissimo livello. La Colon, prima di essere una classificazione, è un vero e proprio impianto filosofico, complesso e strutturato di sistemazione dell’essere e del divenire che molto deve alla tradizione sistematica tradizionale. Con la filosofia jainista i punti di contatto diventano ancora più evidenti.

La dottrina jaina può essere definita al pari del Sankhya (l’impianto sistematico che ha generato lo Yoga) un pluralismo dualista (parinama-vada) che insiste sulla realtà del cambiamento (parinama). Esso ammette che la sostanza (dravya) sia il supporto di qualità fondamentali (guna) e si manifesti secondo delle forme transitorie (paryaya). Il reale si presenta diviso in jiva e ajiva: da una parte la sostanza fornita dall’attributo del pensiero, la forza vitale e dall’altra la sostanza inanimata, inerte, sprovvista di pensiero, l’una definita come una sorta di anima, l’altra come materia.

L’ajiva

L’ajiva è rappresentato da cinque sostanze inanimate sprovviste di intelligenza e corporee, suddivise in:

  • pugdala (materia)
  • dharma (sostanza che muove le cose)
  • adharma (sostanza imponderabile)
  • akasa (spazio)
  • kala (tempo).

A causa dell’innaturale unione di materia e anima che si trova nel reale si genera il karma che è l’azione il cui effetto agisce in maniera autonoma, poiché non esiste l’idea di una di una divinità creatrice e ordinatrice dell’universo. È allora necessario il samvara, ossia l’arresto dell’ingresso di materia nell’anima e quindi la nirjara, ossia la distruzione del karma ancora esistente: solo così sarà possibile la moksha, la liberazione. Dunque attraverso l’azione si influisce sulla materia, ma si rimane allo stesso tempo prigionieri di questa e ci si allontana dallo stato primordiale di purezza. Eppure è necessario agire per ricomporre quella perfetta sintesi di materia e non materia dello stato originario.

Come nel metodo di Ranganathan la materia si compone e si ricompone nel karma, nell’azione, che nella Colon consiste in quell’opera di sintesi che rappresenta il documento. Ecco, dunque, perché la Colon rientra tra le classificazioni analitico-sintetiche: l’oggetto (il documento) viene analizzato, scomposto e sintetizzato attraverso le faccette.

Il Jainismo e le radici filosofiche

Ranganathan è stato evidentemente influenzato dalla filosofia jainista, ma gli elementi comuni a mio avviso più importanti scaturiscono da una base comune a gran parte della tradizione filosofica indiana: il principio di transitorietà, di realtà in continua trasformazione, di classificazione eternamente aperta del reale (nessuna condizione è mai definitiva) e dell’idea che i fenomeni tendono tutti ad una sintesi finale comune dopo aver attraversato la scissione del reale.

Giainismo

L’ipotesi è che la Colon nasca da un approccio al reale completamente opposto rispetto alla visione occidentale. L’uomo, secondo la tradizione indiana (comune alle principali religioni/filosofie autoctone: induismo, buddismo, jainismo), possiede una concezione olistica del reale, la realtà è quell’insieme di elementi che possono essere compresi ed interpretati in molti modi: se la verità è una molti sono i modi di avvicinarvisi. In base a questo principio non esiste un’unica categoria che esprima il singolo fenomeno, ma molte categorie, tutte corrette, tutte valide, che concorrono a sottolineare la molteplicità dell’essere.

Anche Dewey era consapevole della complessità del divenire, ma era indotto dalla sua formazione pragmatica anglosassone ad assegnare ad ogni volume una particolare interpretazione, frutto di uno specifico punto di vista. Nella tradizione indiana categorie così nette non sono mai esistite: l’uno e il tutto sono entità inscindibili: atman e brahman; non si può comprendere l’uno senza cogliere il molteplice, tutto è potenzialmente uno e multiplo: solo la casualità del reale attua l’unità e lascia la molteplicità allo stato potenziale e viceversa [7].

L’assenza dell’io e dell’unicità dell’essere

Al contrario l’individuo nell’ideale occidentale, lungi dalla suprema fusione uomo/natura, è etimologicamente e storicamente indivisibile. L’unità ontologica nella tradizione occidentale è l’indivisibilità: nella tradizione indiana è al contrario la totalità, vale a dire la molteplicità ordinata rispetto alle sue opposizioni interne che vengono sistematizzate gerarchicamente. Da questo il senso profondo per l’enumerazione, alla quale l’India ricorre a sazietà: si costituisce un essere mentale enumerando le sue parti.

Nella tradizione indiana l’uno non è senza il tutto: tale concetto viene portato alle estreme conseguenze quando si afferma la non esistenza dell’io. Si pensi solo un momento a cosa significherebbe un’affermazione del genere nella tradizione occidentale: la crisi totale, in quanto essa affonda le proprie radici filosofiche proprio sull’unicità dell’essere. Si immagini un totale capovolgimento dei cardini antropocentrici del pensiero filosofico occidentale iniziando, per esempio, dal linguaggio: nelle lingue occidentali è scontata la differenza tra io-come-soggetto e io-come-oggetto, in India la lingua hindi (diretta discendente del sanscrito) presenta una struttura grammaticale priva del caso nominativo: tutte le frasi vengono formulate al passivo in modo che il soggetto subisca sempre l’azione (e sia espresso come complemento d’agente).

In India l’IO non è disponibile come oggetto in sé, dunque non esiste: tutta quella tradizione di autoattualizzazione, autocoscienza, autocorrezione, autodominio, autoconoscenza semplicemente non hanno ragione d’essere. Uno dei concetti chiave della “Bhagavad gita“, il libro sacro dell’induismo, è quello di svadharma, spesso tradotto in Occidente come “autonorma” o “selfnorm“; esso fu reso da Ananda Coomaraswamy, uno dei massimi rappresentanti della filosofia indiana moderna, come “propria norma” o “propria moralità” per non incappare nella trappole del prefisso auto- inesistente nella tradizione indiana.

In questa complessa visione del reale anche il giudizio personale ha valore relativo: non esistendo l’io, non può esistere giudizio morale come quello inteso dalla tradizione giudaico-cristiana. Dewey apparteneva proprio a quella tradizione che in nome di una logica guidata dalla religione e dalla morale cristiana affermava una sufficientemente chiara sistemazione del reale. Mentre il sistema di Dewey era il prodotto di una mentalità cristiana, sociocentrica ed etnocentrica che si assume il compito di fare chiarezza nel divenire, seppur per motivi pratici, ponendosi come supremo giudice e regolatore, Ranganathan aveva ideato un sistema in cui l’uomo, il bibliotecario, essendo egli stesso parte integrante della realtà, ne analizzava le singole parti per fornire un possibile punto di vista.

Due classificazioni due punti di vista

Per esemplificare meglio tale differenza di impostazione vediamo in pratica come le due classificazioni, Colon e Dewey, affrontano lo stesso argomento. Va premesso che quello che vedremo non rappresenta un esame di quale classificazione sia migliore o funzioni meglio, ma un modo di mettere in luce il diverso approccio cognitivo Oriente-Occidente.

Esempio A

L’argomento del volume da classificare è: il trattamento in medicina della tubercolosi polmonare in India nel 1950.

La COLON così lo organizza:

medicina — polmoni — tubercolosi — trattamento — raggi X — India — 1950
L , 45 ; 421 : 6 ; 253 . f ‘ N5

risultato: L,45;421:6;253.f'N5

La DEWEY:

610 medicina
   616 malattie
      616.995 tubercolosi
         616.995 24 tubercolosi polmonare  
            06 terapia  
               422 terapia con raggi X  
                  54 India  
                     09045 tra 1950 e il 1959

risultato: 616.995 240 642 205 409 05

Anche il secondo esempio evidenzia l’impossibilità della DDC di costruire una stringa più libera, invertendo magari i descrittori, il percorso resta più rigido e molto guidato dalle indicazioni presenti nella varie classi e sottoclassi.

Esempio B

Si tratta di un documento sulla prevenzione del virus della pianta del riso in Giappone nel 1970.

Impostazione della COLON classification:

Agricoltura-prevenzione-malattia da virus-pianta del riso-Giappone-1970
J       ,  381         ;  421          :  5     .  42       ,  NT

risultato: J,381;421:5.42,NT

Impostazione della DEWEY classification:
630 agricoltura e tecnologie ammesse
633 colture da pieno campo
18 riso
189 danni e malattie da infestazioni
8 virosi e rickettosi
09 (storia e geografia del soggetto)
52 Giappone
09 (storia e geografia del soggetto)
046 tra il 1960 e il 1969
>
risultato: 633.189 809 520 904 6

Come si è potuto notare la sequenza alfanumerica delle due stringhe presenta la stessa forma rappresentativa insita nella logica delle due differenti classificazioni: la Dewey appare il prodotto di una elencazione/enumerazione, la Colon come una frase scomponibile (chi ha detto che il verbo non possa andare alla fine della frase?) frutto di una sintesi analitica.

Il declino e il futuro

Oggi è molto difficile vedere applicata la Colon classification: nella maggior parte dei casi vive solo negli esempi degli studi di biblioteconomia, dove l’elemento rotazionale rispetto all’analisi verbale resta assolutamente in secondo piano. Ma restano i filtri della ricerca in tutti i portali che navighiamo tutti i giorni

La CC avrebbe potuto sostituire nelle biblioteche la CCD come sistema classificatorio: l’Occidente ne ha riconosciuto tutto il valore teoretico, ma non quello applicativo e questo ha significato riconoscere delle riserve nei confronti del sistema di Ranganathan. In India la causa di disapplicazione della Colon fu un’altra (o in un certo modo la stessa): la CC aveva iniziato ad essere diffusa a Madras, poi a Delhi e ad essere applicata alla bibliografia nazionale, ma improvvisamente subì un arresto per essere lentamente sostituita dalla Dewey.

La Colon rivive oggi nei sistemi di raffinamento della ricerca che incontriamo e utilizziamo negli ecommerce. I vari filtri non sono altre che categorie, faccette e isolati che classificano e rendono facilmente disponibili i dati, niente di più e niente di meno di quello che avveniva nelle biblioteche ai tempi di Ranganathan, se non fosse che tutto questo è un frammento del mondo complesso entro il quale viviamo tutti.

 

L’articolo è stato pubblicato originariamente nel sito dell’AIB, questa ne è una versione aggiornata


Note bibliografiche

1. Ranganathan, S. R. Prolegomena to library classification. 3. ed. Bangalore: Sarada Ranganathan endowment for library science, 1967, p. 106.

2. “[Le classificazioni enumerative] cause sleepness nights and nightmares in persons with an extremely scientific attitude and meticulous respect for the law of impartiality … [La causa consiste nel fatto che] most of the phenomenon elements get absorbed and appear as manifestations of one and only of one or another of the few Fundamental Categories.” Ranganathan, S. R. The Colon Classification. Brunswick: The state university, 1965, p. 34-35.

3. “It [la personalità] is often only recognisable by elimination. After separating out the manifestation of time, space energy and matter in a subject the residue will often turn out to be personality. For the residual facet must be a manifestation of the other four fundamental categories and by assumption the manifestation of all the four foundamental categories have been separated out before reach the residue, this may be called the method of residues.” Ranganathan, S. R. Elements of classification. 3. ed. Bombay: Asia, 1952, p. 83.

4. L’American Library Association scriveva a Ranganathan: “Your ideas are universal. You answer the challenge of the future with challenge. Most of us are not your disciplines, all of us are your students. For a generation you have forced librarians to think. We are proud to be in your debt.” Guru Dutt, K. The inwardness of dr Ranganathan. “Herald of library science”, 12 (1973), p. 122.

5. Cfr. la citazione all’inizio di questo articolo.

6. Gli argomenti che necessitavano ampliamento erano: filosofia, religione, buddhismo, jainismo, islamismo, persiano moderno, arabo, musica, sanscrito, letteratura, bengali, storia antica, medievale e moderna. Un tentativo in questo senso è stato fatto da S. K. Sharma in Dewey Decimal Classification for indology: espansion and modification of DDC. New Delhi: Uppar, 1979.

7. Tucci, G. Storia della filosofia indiana. Bari: Laterza, 1987, p. 47-48.

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