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Stupore e tremori: un progetto di change management che ha cambiato il nostro modo di vedere le cose

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Chi ha letto l’ironico libro di Amelie Nothomb lo sa: la vista dell’imperatore suscita stupore e tremori. Le cose che accadono possono assumere molte forme, ma siamo noi a dare loro il significato più profondo.

Così é stato per noi e per il nostro progetto di formazione e coaching creativo in Inps.

Pronti via!

Siamo partiti dal seguente obiettivo: facilitare la collaborazione attraverso l’adozione di approcci e tecniche all’insegna del gioco, della creatività e del design thinking.

Sfida

L’obiettivo si è tradotto nella seguente sfida:
come possiamo coinvolgere le persone in maniera libera e volontaria cancellando: aule tradizionali, slide, formazione one shot, contenuti rigidi e modalità tradizionali di didattica?

Dovevamo, necessariamente, sovvertire tutto dall’inizio, ribaltando il concetto stesso di didattica in azienda o saremmo incappati nelle dinamiche di sempre: partecipazione costretta, presenza non volontaria, esperienza dei partecipanti che partiva in salita da subito.
Per trasmettere un nuovo modo di pensare alle persone dovevamo noi per primi pensare in maniera diversa.
Il risultato dopo 10 mesi?
Puro tremore iniziale e stupore e magia finali 😊

Partecipanti

Il lavoro ha coinvolto 24  team interfunzionali di innovazione digitale, alcuni dei quali oggi impegnati in progetti del PNRR, per un totale di oltre 200 persone.

Gioco

Se il percorso doveva essere di rottura con gli approcci didattici tradizionali cosa c’è di meglio del gioco? Abbiamo introdotto: Designer in Gioco, uno strumento che conoscevamo bene e che ha permesso di sovvertire le regole della formazione in completa sicurezza. Una vera scommessa per modalità didattica (mix di coaching, facilitazione e formazione), e per processi progettuali congiunti tra il team esterno e quello interno, e che, al termine, ci ha restituito un dono finale, la sorpresa inaspettata.

Ma andiamo per gradi, proverò a sintetizzare un lavoro intenso di mesi attraverso le parole che ci hanno restituito i partecipanti e che più ci hanno ispirato.

Ensemble (aka NOI!)

Tutto il percorso ha visto 2 team lavorare come un’unica squadra in perfetta consonanza. Abbiamo applicato, in primis su di noi, quello che avremmo trasferito ai team di innovazione. Prototipo, sperimento, applico: puro design thinking.
Alla console il team esterno dove Cristiano Siri ed io abbiamo progettato e diretto l’esperienza formativa, Marzia Bianchi, art director, ha assicurato l’impatto dell’identità visiva che accompagnato i vari momenti del percorso e Stefano Dominici che ha fatto funzionare la macchina coordinando la programmazione e gli aspetti funzionali. Insieme a noi il team interno Inps capitanato da Roberta Buzzacchino, responsabile del progetto, che ha gestito tutte le fasi curando i rapporti con lo sponsor, gli stakeholder, i team leader e i partecipanti. Con lei: Erminia Caiazzo, Imma Barbato e Daniela Pesci, learning designer, che hanno governato il processo formativo e il sistema di valutazione; Magda Paolillo, content desinger, che ha curato la comunicazione e la realizzazione del sito interno per raccontare i risultati del progetto.
Insieme abbiamo suonato in consonanza, rimodulando tempi e ritmo sulle modalità e i bisogni del momento. Abbiamo imparato, partendo da uno spartito a improvvisare, come in una jam session, come un NOI insieme da sempre.

Bellezza

Ogni materiale, ogni prodotto, ogni messaggio, ogni contenuto è stato creato ad hoc all’insegna della cura e della bellezza. Gentilezza e attenzione per le singole persone hanno guidato il resto.
L’attenzione nell’impatto estetico e visivo non va sottovalutata perché invoglia alla partecipazione e sottintende l’attenzione verso la persona. La bellezza salverà il mondo non è una frase fatta, è un modo di pensare.

Concretezza

Fai, ascolta, correggi, fai. Sono stati costruiti via via prototipi da testare con alcuni team pilota. Abbiamo quindi iterato l’esperienza da offrire valutando ogni volta la risposta dei partecipanti: hanno capito? Non hanno capito? Perché? Questo strumento funziona? È efficace in questa fase? Servirebbe altro? Cosa? Perché hanno reagito così?

Impatto

Se si vuole innescare un impatto bisogna essere l’impatto: questo é stato il nostro mantra. La didattica tradizionale e frontale non avrebbe ottenuto gli stessi risultati.
I partecipanti sono stati invitati ad un percorso a più livelli, ma libero nella scelta di partecipare (il gioco non si ordina!).
L’esperienza formativa é stata all’insegna dell’inversione (flipped learning) e della varietà e componibilità dei momenti: iniziale lavoro individuale, confronto, condivisione e interazione su spazi condivisi alternati da workshop collettivi di formazione-gioco.

Responsabilità attiva

Il cambiamento deve partire dal singolo e non puó essere attivato senza sentirsi parte di esso. La modalità di chiamata all’azione dei partecipanti ha rappresentato un nuovo modo di apprendere: non un’aula passiva, ma un invito a esporsi, a rischiare mettendosi in gioco.

Consapevolezza

Pensare da designer significa essere diversi in ogni momento del quotidiano. I partecipanti sono stati invitati a vivere e sperimentare l’apprendimento. Nessuna regola o modello precostituito, ma costruzione congiunta della nuova identità di team.
Un buon team inizia da persone consapevoli del valore di sé stesse e degli altri. La sfida formativa per questo è stata: accompagnare le persone a guardarsi e trasformarsi per replicare l’impatto a livello di team e dell’organizzazione tutta (impollinazione).

Narrazione

Uscire da sé per guardarsi dall’esterno e raccontarsi dal profondo. Ci è venuto in aiuto la metodologia del role playing. Interpretare un mestiere, immaginare le attività e gli strumenti di altri professionisti hanno rappresentato l’innesco. I partecipanti hanno agito prima in maniera individuale e personale per poi portare le riflessioni a un livello collettivo. Ne é scaturito un racconto profondo che affonda le radici nel vissuto e nell’identitá di ognuno.
Hanno preso forma storie, quelle vere che muovono le cose. Le storie sono diventate racconto collettivo corredate da immagini, parole, sogni e auspici. Sono diventate un affaccio sul futuro.

Dati preziosi

Il percorso é stato accompagnato da una raccolta incessante di dati. Il team interno si è messo in ascolto con empatia e senza giudizio. Dalle interviste ai team leader di ogni gruppo, ai dati sull’apprendimento, dalla valutazione del gradimento fino alla raccolta delle nuove candidature, volontarie, per continuare il percorso sempre più personalizzato in base ai reali bisogni.

Noi del team esterno abbiamo osservato, raccolto, analizzato e reso fruibili i preziosi contenuti prodotti da ognuno dei partecipanti.

Stupore

Lo sforzo messo in campo ci ha regalato una sorpresa finale. La partecipazione al percorso è stata all’inizio una vera scommessa. Non sapevano quanto le persone si sarebbero messe in gioco, quanti avrebbero accettato di partecipare ad un’esperienza così diversa per l’Istituto. Non sapevamo come sarebbe stato accolto il gioco e la playfulness.
La maggior parte delle persone si è lasciata contagiare dallo spirito leggero fidandosi delle formatrici interne e dei facilitatori-coach esterni, alcuni chiedendo di non smettere di giocare e di raccontare quanto appreso.

Magia

Il regalo finale è venuto al termine del percorso: dall’analisi dei racconti in forma scritta dei partecipanti. Il racconto del mestiere ci ha restituito uno storytelling coraggioso e sincero del quotidiano mostrando come a volte sia necessario uscire dagli schemi soliti per far emergere il sentire vero delle persone

Le emozioni, la responsabilità, la preoccupazione, l’orientamento al servizio, la fiducia verso il futuro narrate hanno contribuito a disegnare un quadro composito mai scontato.

Spazio sicuro

Qui é arrivato l’inaspettato soprattutto per tutti noi del team di design.
Il gioco immaginato come mezzo di attivazione è diventato strumento di raccolta dati, di design research funzionale a realtà complesse come quelle delle organizzazioni.
Il vissuto e le emozioni, le aspettative delle persone non emergono attraverso i questionari o le interviste alle risorse interne. È necessario un approccio diverso, un mezzo di restituzione diversa, serve immaginarsi diversi invertendo il ruolo, creando spazi sicuri dove le persone possono far emergere il vero sentire professionale (ma non solo 😊).

Questo ha rappresentato l’ultimo sorprendente dono di un accompagnamento alla trasformazione davvero sperimentale che ha fuso in una complessa, unica, grande esperienza corale i team di design e quelli che hanno partecipato al percorso di (tras)formazione-coaching.


Per saperne di più consulta www.designeringioco.it
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