Le ipotesi che abitano il cambiamento

le ipotesi per generare cambamento

Immagina una mappa. Da un lato ci sono le azioni che fai, dall’altro il cambiamento che vuoi ottenere.
La Theory of Change (TOC) è quella mappa: mostra il percorso logico che collega ciò che fai a ciò che vuoi che accada nel mondo. La Teoria del cambiamento è una metodologia molto diffusa nel campo della progettazione sociale, dello sviluppo organizzativo e della cooperazione. Il suo valore è nella chiarezza che è in grado di produrre: costringe, infatti, chi progetta a esplicitare la logica delle scelte, a collegare le attività ai risultati attesi e a interrogarsi sulle condizioni che rendono possibile il cambiamento.

È uno strumento di pensiero che riconosce un fatto semplice: gli esseri umani apprendono e prendono decisioni a partire da esperienze pregresse, convinzioni e ipotesi. Mentre molti approcci tendono a considerare le ipotesi come un problema da eliminare, la Theory of Change invita ad abitarle consapevolmente. Ci chiede di renderle visibili, osservarle con lucidità, valutarne la solidità e, quando necessario, lasciarle andare.

Partire dalle ipotesi è inevitabile

Ogni progetto si basa su una serie di convinzioni implicite: cose che diamo per vere in maniera più o meno scontata. Queste sono le ipotesi iniziali. Rappresentano il collante del progetto, che si tratti di organizzare la prossima vacanza o di ridisegnare il sistema fiscale nazionale. In entrambi i casi, alla base, c’è sempre un’unica domanda: Perché siamo convinti che l’azione porterà a quel determinato risultato? La realtà è che siamo tutti naturalmente portati a immaginare possibilità future, interrogandoci molto meno sulle condizioni che dovrebbero verificarsi perché quelle possibilità diventino reali.

Ci sono tre motivi per cui le ipotesi hanno senso e meritano tutta la nostra attenzione:

Le ipotesi non sono tutte uguali e imparare a distinguerle è il primo passo per lavorarci in modo consapevole.

TIPO IN PRATICA ESEMPIO
Causali   Crediamo che A produca B   Se formiamo i docenti, gli studenti impareranno meglio
Contestuali    Il contesto esterno favorisce il progetto   Il clima politico è favorevole all’inclusione
Operative   Abbiamo le risorse e il supporto per agire   Gli stakeholder sosterranno l’iniziativa

 

Scrivere le ipotesi

Le ipotesi vanno innanzitutto riconosciute come tali. Nei progetti che seguo apro sempre con un esercizio semplice, solo apparentemente banale. Guido il team interno a riflettere su cosa sanno per certo del progetto e dell’argomento che affronteremo insieme, gli chiedo cosa sono convinti di sapere, ma non ne hanno prova diretta. Quindi invito tutti a guardare la lavagna compilata insieme per chiedere quante di quelle cose galleggiano nel limbo delle ipotesi. È un esercizio semplice, dirimente, che mette di fronte al fatto che tutti noi ci nutriamo di ipotesi travestite da fatti e prove provate.

La Theory of Change lavora moltissimo sulle assumptions (ipotesi) attraverso, però, una visione prospettica. Non nega a priori l’ipotesi iniziale, ma invita a scandagliarne la struttura attraverso le conseguenze.
Ci sono 5 passaggi che aiutano a lavorare sulla fase iniziale del progetto trattando, nel modo corretto, le convinzioni in entrata.

1. In maniera collaborativa, con il team di progetto è importante osservare e riconoscere le ipotesi: cosa deve essere vero perché questo funzioni/accada?

2. L’ipotesi deve essere poi stressata attraverso la formula “se… allora…”. Questo semplice passaggio rende il ragionamento visibile e verificabile. Ad esempio: Se vengono rimossi gli stereotipi di genere nei libri di testo, allora ragazze e ragazzi avranno le stesse opportunità di apprendimento.

3. Le ipotesi vanno quindi classificate. Sempre in maniera collaborativa puoi organizzare ogni convinzione in tabella per valutare la sua natura: causale, contestuale o operativa.

4. Validare le ipotesi con le persone. Non farlo da solo/a. Porta le ipotesi a esperti, a stakeholder e alle comunità. Il loro sguardo ti aiuterà a correggerle, completarle e renderle più realistiche.

5. È allora che puoi formularle al meglio scrivendole scegliendo le parole giuste. E un’ipotesi ben scritta è sempre:

Ma soprattutto apre al futuro in maniera più matura e consapevole. Perché progettare non significa prevedere il futuro, ma costruire le condizioni affinché un cambiamento possa accadere, anche quando la realtà è più complessa delle nostre previsioni.

Le ipotesi ci ricordano proprio questo: che ogni progetto è, prima di tutto, un atto di fiducia. Fiducia nelle persone, nelle relazioni, nelle possibilità di trasformazione. Ma una fiducia che non può accontentarsi delle intuizioni: le deve rendere esplicite, le deve mettere alla prova, confrontandole con la realtà.

A questo serve la Theory of Change: non promette di eliminare l’incertezza, ma ci offre un modo più consapevole per dialogare con essa. Ci aiuta a passare dalle convinzioni non dichiarate alle scelte consapevoli, dalle speranze ai ragionamenti, dalle attività all’impatto.

E forse è questo il suo contributo più prezioso: ricordarci che il cambiamento non nasce da ciò che facciamo, ma dalla capacità di comprendere perché crediamo che ciò che facciamo possa davvero fare la differenza.

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