Scrivere il tuo personale manifesto

Scrivere un manifesto personale non è un esercizio creativo, né di stile. È un atto deciso di posizionamento culturale, politico e professionale insieme. È un esercizio di presenza.
Come tutti sono sollecitata da stimoli incessanti attraversati da modelli, linguaggi, aspettative che l’esterno rivendica. Assorbo modi di lavorare, di decidere, di stare con le persone, spesso, senza avere il tempo di elaborare davvero.
È inseguire un flusso incessante, a volte furioso, nel tentativo di restare al passo.

Un manifesto interrompe questo meccanismo.

A volte bisogna fermarsi e un manifesto personale è l’occasione. È lo spazio che ci costringe a pensare e fare il punto. È il luogo protetto dove porci le domande che contano: Cosa guida davvero il mio modo di stare nel lavoro? Cosa non sono più disposta a fare, anche se “funziona”? Cosa voglio rendere visibile, anche se è scomodo?

Un manifesto è una sintesi che non intende semplificare, ma distillare. Non nasce per essere perfetto, nasce per essere autentico nel momento, in quella versione di te. E proprio per questo è vivo. Cambia, evolve, si riscrive. Come ogni processo progettuale che si rispetti. Come ogni persona che va avanti nella sua personale evoluzione.
Ci sono 3 motivi per i quali tutti dovremmo cimentarci prima o poi nella vita, che diventano indispensabili per chi fa design.

1. La sintesi come igiene mentale

Nel rumore di tool, deadline e buzzword, il manifesto ha una funzione di filtro. Costringe a rispondere alla domanda  essenziale: se togliessi tutto il superfluo, cosa resterebbe del mio modo di lavorare?
È la bussola di cui abbiamo tutti bisogno nei momenti di ambiguità o in quelli di trasformazione. Quella che ti aiuta a dire no ai progetti, ai clienti, alle direzioni che non risuonano con la tua postura. Quando viene dal tuo manifesto, un NO non è un rifiuto: è coerenza.

2. Rendere visibile l’invisibile, a te stesso, prima che agli altri

Spesso lavoriamo per intuito o abitudine e mettere nero su bianco i propri valori trasforma un’attitudine vaga in una scelta consapevole. Diventa lo specchio in cui riflettersi quando senti di aver perso la rotta.
Come ogni buon processo di design: rendere visibile ciò che è implicito sono le fondamenta delle tue scelte future. Perché solo quando lo vedi, puoi davvero scegliere.

3. La vulnerabilità come autorità

Dichiarare cose come: il design è stare nel dubbio o sbagliare insieme, chiede coraggio. Un manifesto non serve a dire quanto sei brava/o, serve a stabilire un patto di fiducia con chi lavora con te.
È come se affermasse:  ecco come abiterò lo spazio del progetto insieme a te.
Non significa cercare consenso. Stai offrendo chiarezza. Ed è un atto di cura verso le persone con cui lavori, perché chiarisce cosa possono aspettarsi da te, e cosa tu porti davvero in campo.


Un atto di coraggio gentile verso se stessi

Richiede onestà radicale. Significa togliere il superfluo, smettere di voler sembrare tutto, scegliere con intenzione cosa tenere e cosa lasciare andare. E, forse la parte più difficile, accettare che non tutto potrà essere condiviso.
Perché il tuo manifesto non serve a piacere. Serve a essere riconoscibile. A te stessa/o, prima che agli altri.

L’espressione dell’essenza

Quando un manifesto diventa grafico, è lì che acquista qualcosa di più.
Le parole smettono di essere solo contenuto e diventano esperienza. Gerarchie, spazi, ritmo, vuoti. Ogni scelta visiva è una presa di posizione. Allora non stai solo dicendo qualcosa. Stai mostrando chi sei nella sua essenza: come pensi, come senti, come lavori.
Ed è qui che il design torna a fare il suo lavoro più profondo: rendere visibile l’invisibile e restituirlo al mondo con tutta l’intenzione che merita.

Dove la forma si fa contenuto

La rappresentazione visiva del mio manifesto è stata elaborata da Marzia Bianchi che mi conosce bene e ha interpretato il mio modo di stare nel mondo.
Marzia ha saputo bilanciare perfettamente due anime: quella analitica/strutturata (la griglia grafica, i testi puliti, il rigore del design) e quella relazionale/umanistica (il sorriso accennato, le mani, il calore dei concetti). Ha scelto un ritratto per rappresentare chi non si nasconde dietro agli strumenti, ma che mette la propria postura e la propria sensibilità al centro del progetto.

Draft del manifesto definitivo

FOTO: PRESENZA, ACCOGLIENZA E POSTURA

Il bianco e nero incontra il rosso: La mia foto è desaturata, le conferisce un’eleganza senza tempo, solida e autentica. Il bianco e nero rappresenta l’austerità che incontra il rosso lampone, uno dei miei colori preferiti, che rappresenta la creatività assoluta. Il tutto rompe la rigidità del classico ritratto aziendale che non mi appartiene.

Lo sguardo rivolto al futuro (e al testo): marzia ha scelto questa foto dove non guardo l’obiettivo, guardo oltre, verso destra, esattamente nella direzione in ha posizionato i miei assiomi. È la rappresentazione visiva di quella disciplina dello sguardo per me fondamentale: una professionista che osserva, proietta e immagina scenari futuri.

Il gesto delle mani: Gesticolo molto, a volte troppo. Ma sono io. Marzia ha scelto una foto in cui sono protagoniste le mani, mani giunte, vicine al volto, che evocano accoglienza, ascolto profondo e, al tempo stesso, un’aspirazione alla centratura personale. È una postura che comunica cura e rispetto per l’interlocutore, perfettamente coerente con l’idea di un design che “si prende cura”.

TEXTURE E GEOMETRIA: GESTIRE LA COMPLESSITÀ

La camicia a righe optical: Questa è la scelta geniale di Marzia. Le righe curve, geometriche ma fluide, creano un pattern complesso, quasi ipnotico, che cattura l’occhio. Visivamente, ha voluto rappresentare la complessità del mondo in cui mi muovi (PA, organizzazioni, comunità, sistemi). Farmi indossare quel pattern, che ha creato lei, si traduce in “abitare la complessità” con disinvoltura, senza mai subirla, ma governandola e dandole forma ordinata.

Il basamento multicolore: Alla base della mia figura indosso una gonna con una texture a bande colorate calde e stratificate, quasi fossero livelli geologici o fili intrecciati. Comunica l’idea di poggiare su fondamenta solide, ricche di sfumature, fatte di esperienze diverse, quella la contaminazione alla base della mia esperienza professionale. Sono le fondamenta, è il terreno fertile da cui nascono le mie idee.

TIPOGRAFIA E COLORE: RENDERE VISIBILE L’IMPLICITO

Il fucsia/magenta vibrante: non è un rosa delicato, è un colore saturo, energico, assertivo e profondamente contemporaneo. Avverte che il mio approccio umanistico al design non è morbido o ingenuo, ma è forza trasformativa, coraggiosa e dirompente.

La sovrapposizione del testo sulla figura: le parole MY PERSONAL MANIFESTO non sono confinate in un angolo; si sovrappongono parzialmente alla mia figura e alla mia mano. Non è casuale. Elimina la distanza tra la persona e la professione. Io sono il manifesto. Il testo è leggermente trasparente o integrato, a conferma che teoria e pratica con me sono una cosa sola.

L’allineamento a destra del corpo del testo: rompe la  giustezza classica a sinistra. Crea un margine frastagliato che dialoga visivamente con il profilo della mia figura, lasciando spazio al bianco (il vuoto, il dubbio, l’ascolto) al centro della composizione.

IL LOGO MC

In basso a sinistra, il logo, creato sempre da Marzia, unisce le lettere in modo fluido e curvilineo, femminile, richiamando l’infinito o un percorso continuo. Sono io. Evoca l’idea di un processo aperto, un camminare insieme che non si interrompe mai, coerente con l’idea che il modo può essere solo di facendo, sbagliando, rifacendo.


Un manifesto è un modo di raccontarsi al mondo ma è prima ancora un modo per fare spazio e ordine a sé stessi. Farlo può essere difficile e bellissimo allo stesso tempo. Farsi aiutare, come ho fatto io con Marzia, necessario. Significa guardarsi dentro senza sconti e lasciarsi guardare dall’esterno, senza pietà.
Fatelo perché potrebbe essere il vostro prossimo cv.
Se volete farvi leggere e interpretare da Marzia Bianchi la trovate qui: https://mbianchi.it/
Se poi c’è bisogno di una mano e un tocco esterno per creare il tuo un manifesto da zero, questo è quello che facciamo con Marzia https://www.blproject.design/

Per approfondire

I manifesti sono un tema che mi appassiona da sempre che ho approfondito anche qui:

Raccontare e raccontarsi attraverso un manifesto Qui trovi tanti esempi di stratosferici manifesti

Leggere se stessi attraverso l’AI Qui trovi il processo che ho seguito per elaborare il mio personalissimo manifesto

Il prossimo post ti arriva diretto

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